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    Mangiare in Piemonte: dove e cosa.

    I tajarin e il tartufo

    I tajarin e il tartufo

    Una delle prime domande che rivolgono i turisti è: “Cosa si può mangiare in Piemonte?“.

    La cucina piemontese con i suoi vini ed i piatti della tradizione, è una cucina raffinata e contadina al tempo stesso, dove la raffinatezza si unisce al gusto per i sapori forti. La gastronomia presenta principalmente piatti caldi e robusti, verdure intinte nell’olio bollente insaporito d’aglio e acciuga, carni scure cotte lentamente nel vino, bolliti, fritti misti, agnolotti e risotti preparati con gli ingredienti base di una tradizione culinaria che vede presenti al primo posto burro, formaggi (dal Castelmagno al Raschera, dalla Robiola di Roccaverano alle diverse tome), carni  e vini.

    Le conseguenze delle molte e diverse vicissitudini storiche del Piemonte sono rintracciabili anche nella sua cucina tipica che, seppure omogenea dal punto di vista culinario, presenta diverse “anime” gastronomiche, ovvero padana, prealpina e cittadina.

    La mancanza di pasta, eccezion fatta per i tajarin, è dovuta certamente oltre che alla forte influenza francese anche alla ricchezza del territorio, mentre sempre di derivazione francese è la grande ricchezza di antipasti, le famose “entrate” talmente gustose da costituire quasi un pasto completo. I primi piatti comunque non mancano: oltre ai citati “tajarin” ricordiamo le paste ripiene tra cui spiccano gli agnolotti, i ravioli del plin (“plin”, in dialetto, è il “pizzicotto” col quale si sigilla la sottile sfoglia di pasta contenente il ripieno) ed i risotti, di cui la regione è patria indiscussa insieme alla Lombardia.

    Piatto caratteristico delle zone transalpine è la fonduta valdostana, che in Piemonte viene arricchita da lamelle del celeberrimo e gustoso Tartufo Bianco d’Alba che viene celebrato tra ottobre e novembre con la “Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba” patrocinata, tra gli altri, dalla Regione Piemonte.

    Il capoluogo regionale, Torino, non è solo un laboratorio sede di rifacimento di piatti della tradizione, ma anche protagonista di alcune “invenzioni” enogastronomiche interessanti. Spiccano innanzitutto i “grissini”, lunghi, sottili e croccanti, derivati da una forma di pane chiamato ghersa.

    Sempre a Torino, nel 1786, venne inventato da Benedetto Carpano il “Vermouth”, classico aperitivo a base di vini bianchi ed erbe aromatiche. Persino il cioccolato, che venne portato in Svizzera da un apprendista dal nome Suchard che aveva imparato il mestiere di cioccolataio a Torino , è di paternità piemontese: fu qui, infatti,  che la cioccolata intesa come bevanda venne per la prima volta trasformata in tavoletta solida.

    Al confine col Monferrato, nel Cuneese, si trovano le Langhe la cui capitale è Alba, punto di riferimento gastronomico per la produzione di tartufi, vini e formaggi ed il cui nome è legato anche alle carni crude (come, ad esempio, l’insalata di carne “all’albese” con la carne tagliata in fettine sottili, condita con olio e limone e arricchita da scaglie di parmigiano o tartufo). Di origini contadine è la “bagna cauda” preparata con olio, aglio e acciughe sotto sale.

    Nella tradizione gastronomica piemontese sono importanti i territori di Novara e del Lago Maggiore: sottoposti al ducato milanese nell’epoca viscontea, erano rimasti estranei alla dominazione dei Savoia. In Lomellina, dove il confine tra le due regioni è delimitato dalle risaie da sempre popolate dalle rane, uno dei piatti per eccellenza è, appunto, il risotto reso saporito da questo batrace.